La religione ha orientato, condizionato e spesso plasmato, lungo i secoli, l’agire delle società e il modo in cui molte culture concepiscono se stesse. Ancora oggi, per un numero non trascurabile di persone, è così.
La compagnia Leviedelfool ha analizzato questo tema, giungendo alla conclusione, con Holbach, che «Ogni religione è un castello in aria e la teologia non è che l’ignoranza delle cause naturali ridotta a sistema.. ».
Da qui muove il loro spettacolo Heretico, in scena al Teatro Vascello il prossimo 30 ottobre, nell’ambito di Teatri di Vetro. Claudia Marsicano, Elisa Capecchi, Daniele Turconi e Simone Perinelli tratteggiano uno spettacolo che proverà a «mostrare la religione per ciò che realmente è: un insulto all’intelletto umano».
art a part of cult(ure) ha incontrato la compagnia, per farsi spiegare meglio come muoversi in un tempo che, suggeriscono, prepara grandi cambiamenti.
Siamo inevitabilmente proiettati al crollo di tutte le religioni?
Sì ed è proprio da questa intuizione che prende spunto la drammaturgia di Heretico. Coloro che dovevano occuparsi di gestire il sacro hanno fallito, la ricerca scientifica sta smascherando dogmi e il culto religioso in generale sta mostrando le vere fondamenta su cui poggia: ignoranza, violenza e superstizione.
Forse è il momento di imparare a convivere con quei dubbi e con quel dolore che è proprio dell’esistenza così come i Greci avevano già imparato a fare prima che il pensiero giudaico cristiano ingannasse la storia.
La grandezza dei greci consiste nel fatto che hanno avuto il coraggio di guardare in faccia il dolore e di conoscere e sentire i terrori e le atrocità dell’esistenza senza sentire il bisogno di lenirli con speranze ultraterrene.
Presto arriverà il momento, o almeno è auspicabile, in cui il cattolicesimo ad esempio dovrà smetterla di giocare con quel dolore, riconsegnare il potere alla Natura e al tempo la sua ciclicità e soprattutto smetterla di spacciare un al di là inventato per meglio calunniare l’al di qua.
In Heretico prendiamo il cristianesimo come esempio: con la sua morale sembra proprio che inneggi alla morte e che cerchi di imprigionare un certo sprint di vitalità, ma di contro l’uomo da sempre tende alla vita in tutte le sue sfaccettature. Quanto potrà durare?
Lo spettacolo si muove sul confine tra fede e scienza. Cosa può offrire il teatro a questa indagine?
Visto il tema trattato, il teatro, luogo sacro per eccellenza, può offrire molto. A rincarare la dose c’è poi il fatto che tra fede e scienza c’è di mezzo l’uomo e tutta la sfera dell’umano e quale miglior occasione del teatro, arte viva per eccellenza, per attraversare certi temi?
In questo caso il teatro può offrirci tutti i mezzi necessari per far nascere nuove domande e contrapporre la magia del dubbio alle false certezze della fede. Heretico è un po’ una partita che si gioca proprio su questo campo dove a scontrarsi sono la bellezza dell’umano e l’inutilità del divino.
Il vostro obbiettivo sembra essere quello di squarciare il velo sulla paura da cui ci facciamo condizionare, è così?
La paura non è di per sé un sentimento negativo, anzi a pensarci bene forse ci ha salvato dall’estinzione. Di contro la paura, così come la ricerca di un senso, hanno creato mostri come la religione che ancora oggi ci perseguitano.
Anche i greci riempirono il cielo di dei con l’intenzione di dare una spiegazione a ciò che sembrava impossibile; è un’attitudine naturale e insita nella natura umana. Nel corso dei tempi però, l’umanità ha dovuto subire grandi mortificazioni che la scienza ha recato al suo ingenuo amore di sé: Copernico, Darwin, Giordano Bruno.
Ebbene dopo tutto questo oggi ancora ci si uccide per motivi religiosi, si compiono scelte fondate su castelli in aria, abitiamo case con simboli di tortura appesi alle pareti.
Questo residuo di paura è commovente ma non più giustificabile perché in fondo a pagare siamo noi, privati del sacro proprio dalla religione che l’ha ridotto ad una questione etica e a menzogna.
Sette capitoli che si muovono attraverso tutti i simboli e tutte le religioni. Che funzione ha il ricorso ai simboli?
Heretico è diviso in sette capitoli. Prendiamo in prestito la simbologia del libro dell’Apocalisse proprio per ridicolizzarne il contenuto o per lo meno allegerirne i toni. In fondo sappiamo anche noi che la Terra è destinata a finire ma qualcosa ci suggerisce che quel giorno non vedremo lingue di fuoco, scorpioni, cavallette e angeli galoppare in cielo con la spada in mano.
Date vita a moltissimi personaggi. L’intento è tracciare dei paradigmi?
Così come ci suggerisce il nostro stile, o meglio il nostro modo di sentire il teatro disegniamo la scena creando immagini e atmosfere in cui gli attori si immergono, entrano ed escono come pennellate a disegnare quei luoghi che corrispondono a luoghi della mente e delle emozioni.
I personaggi delle nostre pièce non sono mai decisi in base al carattere o alla psicologia, ma dalla tensione emotiva che il paesaggio scenico genera.
È l’immagine a suggerirci il colore da usare e diciamo che Heretico ci ha messo a disposizione una vasta gamma di tonalità.
Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.
- Chiara Palumbo
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