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Uno, nessuno, cento Musk e i segreti per leggerlo

di Chiara Palumbo

Se i libri – e le loro emanazioni più contemporanee, come i podcast – possono essere strumenti per capire il presente, un tempo schizofrenico come questo ha protagonisti invadenti e tutti da decodificare. Lo sa bene Il Sole 24 ore, che dopo Sam Altman, Mr. intelligenza artificiale, ha scelto Elon Musk, come simbolo dei cambiamenti dell’economia, chiave di lettura da approfondire per per immaginare le direzioni in cui si spostano i denari e con loro il mondo.

Ne parlano, la cronista Angelica Migliorisi e l’esperto di tecnologia Luca Salvioli, in un podcast uscito mentre iniziava la presidenza Trump.
A Bookpride ne hanno parlato con il vicedirettore del quotidiano Daniele Bellasio, per cercare di fissare, almeno parzialmente, una figura sfuggente pur nella sua esposizione.

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Uno, nessuno, cento Musk e i segreti per leggerlo

L’obiettivo, spiegano, è indagare non i luoghi comuni ma le ragioni che lo hanno reso l’uomo più ricco e potente del mondo ma anche quello col più grande conflitto di interessi, e che, pungola Bellasio “ha i sogni più sogni di tutti”.

Il quotidiano economico si pregia di aver costruito il primo podcast italiano su Musk, che esce dal formato della sceneggiatura o della serie, per scegliere invece l’inchiesta giornalistica in audio.

Un quotidiano a trazione commerciale consente di approfondire il magnate sudafricano come una figura affascinante in tutta l’ambiguità del termine che utilizza le leve dell’imprenditoria tradizionale per un progetto ideologico che, chiariscono, coltiva da sempre e supera le dimensioni imprenditoriali.

Quale sia, lo chiarisce bene il suo lavoro su Tesla, che trasforma l’auto in un software strutturato per entrare in modo totale nella nostra vita. L’auto elettrica, che si stava già imponendo altrove, per lui diventa altro, da un mezzo a un servizio. Allo stesso modo, l’acquisto di un social network, è funzionale a metterlo al servizio di un progetto politico.

Non esplicita mai, tuttavia, la sua visione precisa, che secondo i tre giornalisti è di facile lettura: lo Stato come istituzione deve sparire perché le tecnologie private sono in grado di fare tutto quel che prima faceva lo Stato; quel che lo muove è una cultura anarco capitalista che è da tempo una componente forte della destra USA e affascina chi, come lui, viene da fuori: una società cioè  che può fare a meno sia di ogni istituzione, sia di tutto quello che di fisico l’uomo sta ancora facendo: una prospettiva, sintetizzano, forse affascinante e di certo inquietante,  in bilico tra Asimov e la religione.

Un piano che, secondo le loro analisi, ha a che fare con un un suo disegno messianico, da leggere come tale: ogni passo serve al successivo, come Tesla guarda a SpaceX, e risponde al bisogno più grande di “salvare l’umanità”, a un’idea di transumanesimo secondo cui le tecnologie possono ampliare le facoltà umane anche sul piano fisico, come dimostra Neuralink.

Forse per questo, spiega Migliorisi, più che l’aspetto imprenditoriale bisognerebbe indagare la sua psicologia, ovvero come la sua infanzia influenzi la sua visione del mondo. Non si può, sintetizza, capire Musk senza il suo passato e la sua storia.

La giornalista evidenzia in particolare due recenti passaggi che lo hanno reso l’uomo che è oggi: Il fatto che lo delinea, spiega, e che al contempo lo trasforma da democratico a repubblicano è la transizione di genere di sua figlia, il tradimento che nella sua visione lei avrebbe consumato rifiutando anche il cognome del padre: un evento che per lui diventa una vittoria della cultura woke.

L’altro fattore determinante è stata la pandemia, con i lockdown che, costringendolo a chiudere le proprie fabbriche, per lui si sono trasformate nell’apoteosi dell’eccesso di oppressione, messo in campo in particolare dagli stati democratici. Da ciò la scelta di virare opportunisticamente al sostegno dei repubblicani.

Considerata soprattutto questa dimensione così personale, che lo evidenzia come un uomo incapace di sopportare ogni forma di tradimento, come approfondisce il podcast, sarebbe riduttivo considerarlo nell’ottica dell’ossessione che lo avvicina agli altri figli della Silicon Valley. A renderlo radicalmente diverso è la gamma di interessi, molto più ampia degli altri.

Una figura complessa, che sta portando motivi di preoccupazione in molti.

Secondo Salvioli, però, a far paura non deve essere un neonazismo che definisce “spettacolare”, ma il suo cinismo. I saluti romani e il sostegno all’ultadestra in tutto il mondo sarebbero, infatti, funzionali all’intenzione da cui è partito il dibattito: un grande successo del neonazismo manda in crisi il sistema stato istituzionale. Così il taglio dei dipartimenti non è solo un atto di propaganda, ma muove verso la fine di tutto ciò che di pubblico supporta il sistema.

Per questo, sintetizzano i giornalisti, diversamente da quanto si crede Musk è molto integralista, molto più di Trump. In poche, inquietanti, parole: “Ci crede, mentre Trump crede forse solo a se stesso”. L’altro motivo di paura è la vocazione radicalmente capitalista, e l’allargamento della forbice della ricchezza.

L’imprenditore sudafricano è dieci volte più ricco di quanto lo fossse l’uomo più ricco del mondo solo venti anni fa, con un patrimonio di oltre quattrocento miliardi. Una concentrazione di potere e di denaro che, anche agli esperti finanziari, non può non porre interrogativi.

Se tuttavia, psicologicamente, possiede tutta la brutalità dell’abitudine al discredito di chi lo tradisce, ha anche tutta l’intraprendenza delle più radicali estremizzazioni della vocazione imprenditoriale. Rischia spesso di perdere tutto, senza paura.

Questo perchè, diversamente dagli imprenditori strettamente intesi, secondo gli analisti del quotidiano, l’aspetto strettamente economico non gli interessa, è più ossessionato che godereccio, con una grande propensione al rischio.

“Capisce qualcosa che noi non capiamo” viene da pensare allo stesso Bellasio, di uno che sa che può perdere tutto ma pensa che sia peggio non provarci. Quel che forse fatichiamo a capire, in realtà, e che meriterebbe miglior indagine, è una neurodivergenza di cui lui, individualmente, porta i tratti in termini di assenza di empatia e disinteresse al rischio.

Cosa aspettarsi, dunque? Sulla base dei dati, spiegano i giornalisti nel corso della fiera, si può dire che la sua imprenditoria vincerà, ma non il suo sogno messianico, ed è ragionevole pensare che finirà il Musk politico, perchè la prossimità con la presidenza degli Stati Uniti gli interessa come strumento di controllo dall’interno della macchina. Anzi, probabilmente la sua idea imprenditoriale reggerà solo a patto che rinunci alla sua ambizione politica: esito non certo imprevedibile per un uomo che di certo si sa reinventare.

Cosa aspettarsi dal futuro, allora? La risposta è netta: Musk non cambierà perchè la sua forza è sembrare sempre diverso da tutto. Come lo era fin da bambino, esposto al bullismo e all’incomprensione di un mondo che la sua neurodivergenza lo portava a ritenere più lento di lui: ancora una volta, il senso di riscatto di un uomo maltrattato, produce mostri? Al tempo la risposta.

immagine per Chiara Palumbo
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Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.

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