Tempo di Libri #47. Gadda letto da Gifuni: la voce scopre mondi

pubblicata il
25 Aprile 2017

di
Chiara Palumbo

Non sono moltissimi ad aver letto per intero anche Carlo Emilio Gadda, anche solo nelle sue opere più note. Ancora meno probabilmente quelli che lo hanno capito. Nessuno, probabilmente, lo ha potuto leggere senza aiutarsi con un vocabolario. Chi però lo ha letto interamente, magari più volte, lo ha amato e, talvolta, se ne è fatto persino esegeta. È questo il caso di Fabrizio Gifuni, che all’ingegner Gadda ha dedicato lo spettacolo teatrale L’ingegner Gadda va alla guerra e a cui poi ha dedicato la sua voce. Per gli audiolibri Emons infatti ha registrato nel 2012 la lettura integrale dell’opera più famosa di Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Un testo che per l’attore, fin dalla prima lettura, si è rivelato una sorta di epifania.

Quello che l’editor di Adelphi Giorgio Pinotti definisce «giallo polifonico» di una città devastata da Mussolini, affascina i suoi coraggiosi lettori per soprattutto per la articolata scrittura, che fa dell’italiano, dice Gifuni, «un fantasma di lingua», colorandola di dialetti, di neologismi, di recuperi antichi.

È proprio questa lingua a farne, insieme all’architettura del romanzo, «teatro allo stato puro», che proprio in quanto tale può mostrare tutto il proprio fascino, se affrontato come teatrale: chiede quindi non soltanto la lettura ad alta voce, ma anche un lavoro fisico conseguente ad essa, anche quando si sia chiusi in un piccolo studio di registrazione.
Voce e corpo, spiega, non possono essere disgiunti, perchè: «la voce è il corpo, la sua parte più misteriosa e segreta, perchè non ne vediamo l’origine». E quello sul “Pasticciaccio”, quando letto ad alta voce, dimostra più di ogni altro di essere un lavoro di corpo, perchè è attraverso di esso che il testo risuona e con esso “si relaziona”. Perchè, ricorda, l’impressione che si ha del romanzo leggendolo è che le parole vengano dal corpo di Gadda, un corpo rifiutato e sgraziato, dalle cui ferite sembra sgorgare la sua prosa.

I corpi dei suoi personaggi e le loro voci, invece, si confondono con quella dell’autore. Così la lettura di Gifuni si deve far carico del compito di chiarire, scivolando nella stessa frase nell’uso di lingue diverse, in un procedere a tratti vertiginoso.
Come approcciarsi quindi a un lavoro tanto complesso? Secondo Fabrizio Gifuni la risposta sta nel lasciarsi trascinare dalle parole, e – nel suo caso – dimenticare ogni preparazione prima della lettura, lasciando che le frasi sgorghino da sé, ammettendo il rischio dell’errore.

Solo muovendosi sul sottile filo del pericolo si può impreziosire la lettura col teatro, cioè aggiungervi qualcosa che non sarebbe stato possibile con la lettura solitaria. È questa aggiunta a giustificare la scelta di portare i libri nei teatri, che non hanno bisogno di essere riempiti da copioni scritti appositamente per la scena.
Proprio la teatralizzazione, che passa in primo luogo per la lettura ad alta voce, può portare a una scoperta che con Gadda si fa sorprendente. Il romanzo finisce con l’apparire molto meno complesso di quanto ci si era convinti, persino alla portata di tutti. Può infatti spiegare a tutti che non è Gadda ad utilizzare una prosa per eletti: non fa altro che usare la lingua che noi, nei decenni, abbiamo progressivamente impoverito.
Il compito che si è assurto l’ingegnere è quello di «spalancarne la voragine», nella quale si può indubbiamente cadere, come si può perdersi nei labirinti intricati delle sue interpolazioni di una infinita varietà di temi.
Basterà però entrare anche solo dei primi passi nel mondo dell’ingegner Gadda per scoprire che tutto quello che lo caratterizza, dalla lingua alle aggiunte, «non sono diverticoli, ma lo specchio di una realtà infinita».

immagine per Chiara Palumbo
+ ARTICOLI

Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.

ultime gallery