inQuiete Festival di scrittrici #13. Dentro Orlando. Nadia Fusini svela il capolavoro di Virginia Woolf

È il 5 ottobre 1927 quando sul diario di Virginia Woolf appaiono i primi appunti di un romanzo da intitolarsi Orlando, Sarà il romanzo attraverso cui Woolf compirà una propria fissazione: ripensare il concetto di biografia. Lo farà dedicando una biografia a Vita Sackeville West, la donna che per lei rappresenta, secondo Nadia Fusini, «l’incontro quasi di un’altra specie umana», Sackeville West infatti è, al contrario dell’autrice di cui sarà amante, un’aristocratica, che per conquistarla la porta in un castello dove avevano abitato Shakespeare e Maria Stuarda

Un luogo, dice Fusini, che fa nascere in lei «una nostalgia per l’eco di un passato», che attraverso l’opera mastodontica di Orlando, nel suo volgere di secoli, esplorerà. Vita è meno colta ma appartiene al bel mondo, Vita le fa superare il sospetto e scoprire il piacere.

Per questo le dedica un romanzo il cui timbro, chiarisce Fusini, è tutto ironico e provocatorio. Ed è Vita a chiederlo. Quando la compagna le parla del suo procetto, come legge Ilenia Caleo dalle lettere, si sente rispondere: «mai nessuna esperienza mi ha tanto atterrita ed elettrizzata quanto essere proiettata nelle forme di Orlando. Potrai avere su di me qualunque vendetta vorrai prendere, mi hai acquistata, questo hai fatto con me. Ma dovrai dedicarlo alla tua vittima».

Le lettere tra le due sono gustose, come lo sono le schermaglie amorose di due donne che «si lasciano ogni volta come fosse l’ultima» ed è anche atraverso questo filtro che è possibile accostarsi a Orlando, una sorta, dice Nadia Fusini, di opera d’arte concettuale, in cui Woolf «si disfa del concetto di trama». Nato come un divertissement per riprendersi dalla fatica di Gita al faro, «in cui ha combattuto per restituire l’idea del tempo che passa» Orlando è in realtà un’opera mondo che il tempo lo dilata, bbracciando cinque secoli.

Attraverso queste pagine, Woolf vuole interrogarsi su cosa sia l’identità di genere, e in anticipo di molti decenni offre la propria risposta: é forse diversa, la persona, prima o dopo il cambio di sesso che segna la cesura del romanzo? No.
Naturalmente, dietro entrambe le anime c’è Vita, che è donna ed amazzone. Per questo, secondo Fusini, Orlando è «un romanzo sull’identità, ma anche una presa in giro delle categorie che non descrivono l’unicità di ciascuno» In anticipo di almeno mezzo secolo, con queste pagine Woolf comincia a suggerire che l’identità è segnata dalle regole sociali.

Non solo, ma sottotraccia c’è una presa di posizione decisamente femminista. La progressione temporale, analizza Fusini, segnala che «se crediamo nel tempo come sviluppo di un perfezionamento, l’essere donna è una progressione, perchè si allontana dalla violenza del maschile».

Non è un caso che la traformazione si verifichi in corrispondenza del Settecento, secolo dei lumi e degli intelletti. L’invito di Virginia Woolf sembra anticipare quello che sarà di Mario Mieli e di molti altri: accettare la femminilità nell’uomo e la maschilità nella donna, senza paura di assumersi la provocazione di rovesciare il simbolico legato a Orlando, l’eroe virile per eccellenza.

In questo romanzo si può riconoscere anche una ribellione di Woolf, che sente l’esigenza di rovesciare il modello di donna vittoriana incarnata dalla madre, e per farlo è chiamata a ucciderla «riconoscendo in se stessa la volontà di esistere nel mondo» e quindi inventandola. In questo risiede il fascino e l’esempio di Vita: volitiva, libera, a suo agio nell’essere quello che è, anche adultera. Per questo Virginia non la condanna mai, anche se le procura sofferenza.

Per lei, che conosceva abbastanza italiano da conoscerne la traduzione «Vita è la vita: è vivere con la sua prorompente vitalità»
Accanto alla nuova interpretazione del genere, Woolf attacca il maschile viriloide del suo tempo, in cui il nazifascismo aveva indotto a interpretare la soggettività al maschile.
Questa estenunante esperienza, però, mette alla prova il rapporto tra le due donne, e a svelarlo è ancora lo scambio epistolare.

«Ho vissuto in te per tutti questi mesi – scrive Virginia – ora che ne esco, tu chi sei? Ti ho inventata io?». Ma se Virginia scopre che il proprio autentico piacere risiede nella scrittura, anche Vita ammette per lettera di scoprire in quelle pagine che la compagna ha « inventato una nuova forma di narcisismo: mi sono innamorata di Orlando», come centinaia di lettrici dopo di lei.

Chiara Palumbo

Chiara Palumbo

Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.

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