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Lo sguardo del sud e la costruzione di isole sognate

di Chiara Palumbo

Il sud come «Scoperta, apprendimento, relazione, sguardo» con questa vividezza Michela Fregona apre, nella seconda giornata di Pordenonelegge, le pagine del viaggio sentimentale di Antonella Cilento ne La fabbricante di isole, per «unire le trame» che stanno dietro la parola sud.

Su impulso dell’editore Bottega Errante, racconta la scrittrice napoletana, si è assunta l’ambizioso compito di «Raccontare il già detto, le olografie felici e quelle spaventose. Convocare i fantasmi, riconvocare in nuova forma le qualità, i difetti, il non detto».

immagine per MIchela Fregona con Antonella Cilento a Pordenonelegge 2026, foto di C. Palumbo
MIchela Fregona con Antonella Cilento a Pordenonelegge 2026, foto di C. Palumbo

Ad emergere da questa mappa è la figura dell’isola, intesa come «la rete che si crea tra luoghi e metafore eventi e persone». In un tragitto interiore che necessita, fosse anche in forma di pagine, di un portolano, una mappa, e al contempo un luogo in cui perdersi, in cui Cilento riconosce la natura più vera del sud.

Per la scrittrice, il racconto del non visibile ha la forma della creatività, del teatro e delle «cattedrali dell’arte», che al sud, realtà multiforme fatta di innumerevoli declinazioni anche solo raccogliendo, come fa Cilento in questo libro, il tratto di Mediterraneo che scende da Napoli alla Magna Grecia.

Forse in ognuno di questi luoghi, su un altrove poco fantastico eppure radicalmente altro, oltre, il sud ha accessi privilegiati, «portali del tempo», ignoti anche a chi ci abita, perché il sud è «molto raccontato e poco visto».

Lungi dall’essere, questa, una visione puramente romantica ed esotista, riconosce invece il sud come il luogo dove «il sacro viene messo in scena, a dispetto dei nostri occhi, il dono tragico della Magna Grecia».

In cui, lo sguardo di Fregona isola la pietra come materia fondativa dei luoghi in cui il sacro viene rappresentato, come il teatro sa ancora fare, anche quando si siano almeno parzialmente perduti gli strumenti per capirlo.

Ma non sono solo le eredità, a innervare il sud, ma anche le sue urgenze. E se Cilento scrive che non si dà questione meridionale senza questione femminile, riconosce dunque con poetica esattezza che «Le donne del sud sono condannate a non essere mai viste o al ruolo non invidiabile di regime degli inferi».

E se vi passa il riscatto del sud nel suo pur variegato complesso, anche quello del femminile non può che passare dall’arte, in una vivida galleria di donne artiste, scultrici, donne che lavorano con una potente committenza meridionale, ma che spesso sono rimasti solo nomi, cancellati come le identità di ogni sud.

Il compito di riviviscenza di chi scrive, almeno nelle intenzioni di Cilento, si traduce nel desiderio di mappare quello che scrivono e fanno le donne, che sono innumerevoli.

Figure che non avrebbero allora potuto sorgere a Parigi o New York, e sono invece sorte al sud, che dunque, commenta l’autrice, senza femminile, senza sirene – intesa come creatura libera, anfibia, parente del magico, non certo in senso estetico – non potrebbe esistere.

immagine per Antonella Cilento a Pordenonelegge 2026, foto di C. Palumbo
Antonella Cilento a Pordenonelegge 2026, foto di C. Palumbo

Il sud può essere un luogo di sirene porche, in una consonanza di sentire che in fondo non sorprende, il sud si rivela «il luogo dove si pratica quello che al nord non si osa». Dove Lamont Young, che fa delle sue ville un oggetto fantascientifico, vive nel sud, vi si cala, immaginando che e costruendolo per essere un «creatore di sogni».

Dunque la mappa, nella lettura lirica e sapiente che ne fa Fregona, non può che essere intessuta di presenza, il tanghero Homero Manzi, che in Sur gli attribuisce un «profumo di fieno e alfalfa». Il luogo dove qualcosa può sempre essere attivato ma in parte resta segreto per sempre segreto.

E ancora la ministra greca Melina Mercouri, che insegna a lasciare la bellezza nei posti piccoli a cui appartiene, perché così le si restituisce senso. E Sandro Penna per parlare della colonizzazione culturale del barocco che serve a imporre un altro immaginario sopra quello greco, e a interrogarci su quanto tempo impieghiamo a trasformare una cultura.

E infine Anna Toscano, poeta, «La più connettiva delle intelligenze che hanno percorso questo tempo», «Profonda, densa e luminosa come sarà sempre» in un omaggio tanto affettuoso quanto perfettamente intonato al contenuto del libro, come lo è il fatto che in suo omaggio le pagine di questo itinerario si aprano e si chiudano. Nel mezzo, lo popolano figure che scolorano nelle maschere, che la potenza del sud utilizza per riassumere le sue identità.

Cilento sceglie Totò e Troisi, tra i molti altri, come immagini per raccontare due generazioni e due posture, e per riconoscere che senza di loro il sud è senza maschera. E a perderne non è la finzione della scena, ma la stessa umanità.

Perché «Il sud è un luogo del corpo nei luoghi» di teatro non come linguaggio ma come atteggiamento allo stare presenti nel reale, e decidere di fermarvisi e di attraversarlo dall’interno, perché al sud, chiosa Cilento, il punto non è solo dire, ma restare mentre si vive, e usare il proprio restare e costruire, al sud, per scovare i «molti luoghi ci sono le chiavi per riaccendere la nostra immaginazione la nostra appartenenza».

Perché i sud sono molti ma ogni sud, attraverso questa lente, è il luogo dove tutto può ricominciare da capo.

immagine per Chiara Palumbo
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Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.

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