Le domande scomode dei Maledetti fra ieri e oggi

Uno dei problemi più spinosi coi quali ci si è trovati a confrontarsi all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, è stata la valutazione delle azioni da compiere rispetto a tutte le personalità culturalmente rilevanti che si erano schierate in favore del nazifascismo. Un problema sostanzialmente non risolto, come da conto il libro di Andrea Colombo I maledetti. Dalla parte sbagliata della storia pubblicato da Lindau.

Protagonisti della trattazione di Colombo, introdotto da Marina Marinetti, sono sedici personaggi, di cui sono generalmente noti i nomi ma non le posizioni, che furono fieramente nazifascisti, salvo poi per la maggior parte distaccarsene.

Avalutativo, il saggio di Colombo apre dmande complesse su alcuni aspetti rimossi del nazifascismo. Si pensi ad esempio a Konrad Lorenz, esponente di quello che potrebbe essere chiamato «darwinismo nazista». Il nazismo nasce infatti, paradossalmente,  come regime ecologista, persino animalista, dato che fu il governo di Hitler a emanare la prima legge a difesa degli animali.

Lorenz fu affascinato da questo e dallala matrice anticattolica, nonostante poi lo nascondesse accuratamente dicendo di essere stato catturato dai russi nel 1942 anziché nel 1944. Massimo Fini allarga poi l’analisi del romazo non solo al catalogo di storie, ma all’apertura di un cono di luce su alcuni aspetti come la spiritualità e l’esoterismo, connaturati al nazismo, che insieme a quello estetico attrassero gli intellettuali.

Si tratta infatti di un problema non sufficientemente affrontato il motivo per il quale diverse menti eccellenti si fecero affascinare da regimi che oggi genralmente si considerano rozzi e reazionari. Le menti che vi si accostarono invece precorsero i tempi, Si pensi, mostra Colombo, a Leni Riefestahl, grande donna emancipata, o a Benedetta Marinetti, fiera esponente antelitteram del femminismo della differenza.

In effetti, secondo l’autore, degli intellettuali presi in esame, a incarnare il tipo del reazionario a tutto tondo è solo Ellio, « gli altri sono reazionari sui generis. La loro tradizione è legata a una spiritualità orientale» vicina all’oggi.

E in effetti è impossibile non notare una molteplicità di echi del presente, che secondo Fini è presto spiegato: «L’irrazionalismo di quelle persone ha perso, ma il razionalismo “paranoico” dell’oggi ha perso» ne consegue che: «i reazionari sono diventati moderni perchè il mondo che li ha vinti è in decomposizione, rendendoli più moderni dei moderni. La modernità sta per collassare, quindi la modernità arriva ora»

E affascina anche gli intellettuali, come Pound lo fu da Mussolini, cui regalò i primi Cantos, e che di fronte al duce che li bollava come «divertenti», non avendoli verosimilmente capiti, Pound invece, accecato dall’immagine del condottiero, interpretò questo pensiero come genialmente profondo, capace di leggere più degli altri.

Uno slittamento dei significati che secondo Dario Fertilio è «tessuto connettivo di tutto il libro», così come lo è di tutte le nuove formazioni che da queste personalità pretendono di prendere le mosse, che «quivocano con la realtà»

Il saggio di Colombo riesce a essere un interessante filtro all’interpretazione degli autori, trattati con distacco critico ma non senza empatia, come commenta Fini. Ad accomunarli, spiega Fertilio, «l’impressione di aver colto il senso vero della storia fino all’impresentabilità. Visioni accomunate dall’idea che un mondo vecchio debba tramontare e un mondo nuovo dominare il mondo».

Si ripropongono così l’estrema attualità di un pensiero che vede l’utopia al posto della realtà, e il tema dell’odio.

Colombo spiega in primo luogo come questi intellettuali aderiscano non ad un’ortodossia ma a una loro interpretazione filosofica Anche perchè il fascismo non possedeva un’ortodossia che non potesse essere letta in modo diversi, come si vede dall’architettura dove si opera un controllo meno stringente.

Rimane tuttavia un irrisolto l’ambiguità estetica che finisce col sovrapporsi a quella ideologica e politica. Eppure, questa così netta consonanza con l’oggi pone una nuova domanda scomoda, che Fini esplicita: i vincitori si sono realmente rivelati migliori dei vinti?

Chiara Palumbo

Chiara Palumbo

Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.

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