Cosa hanno in comune la storia di una ragazza che viaggia a piedi da sud a nord col suo cane e quella di due ragazzi che lasciano Martina Franca e la Puglia per Berlino?
La traiettoria, innanzitutto, che corre parallela, nei due libri presentati al Festivaletteratura 2021 sotto il comune titolo “Sradicati”, vale a dire Troppo facile amarti in vacanza (Bao) dell’autore e fumettista Giacomo Bevilaqua – a molti noto per Apandapiace – e il fortunato Spatriati (Einaudi) di Mario Desiati, che molto sta facendo parlare.
Ad un livello ancora antecedente, nota Esperance Hakuzwimana Ripanti che modera l’incontro tra autori e storie, entrambe portano una nuova possibilità di muoversi nello spazio. Lo fanno i personaggi e si muovono le loro storie.
Si muovono alla ricerca di un posto nel mondo, che spesso è un viaggio per perdersi, talvolta uno per gestire i propri legacci.
Mario Desiati, nel tratteggiare la storia di Francesco Veleno e Claudia, ne traccia, anche una parabola di diverse liberazioni dal conosciuto, dall’appartenenza, dal luogo di nascita, a partire dalla differenza che passa tra le parole che si usano per definirle: «le radici sono belle, ma trattengono. Le origini invece ci caratterizzano e cambiano nel tempo».
Veleno e Claudia si appartengono, come fa la terra, si allontanano e poi si richiamano a vicenda, sapendo di non perdersi mai ma anche, spesso, di faticare a capirsi senza aver paura di dirselo. In Spatriati, Desiati trova il luogo anche per raccontare un tipo di amore difficile da raccontare, duraturo ma difficile da comprendere.
Anche attraverso questo legame loro, come Lisa, protagonista delle tavole di Bevilaqua, compiono un viaggio nella loro identità. Ma se «identità è assomigliare il più possibile a se stessi, sappiamo cosa significa essere se stessi?»
Rispondersi significa immergersi nel profondo dentro di sé. Per scoprire, ad esempio, che i protagonisti di Spatriati crescono e sono definiti dal mostro del senso di colpa, ma anche che ciascuno porta in sé un silenzio, un rimosso, un taciuto. Ed è per questo che l’amica diventa dirompente fin da subito nella vita di Veleno.
Spiega l’autore: «appena si incontrano, Claudia esprime quel non detto. Che crea sempre un buio generato da un atto mancato. Ribellarsi e a questo è quello che fanno i due personaggi». Nel tracciarli, il loro autore ha compiuto il medesimo percorso, attraversando i propri conflitti per tornare a una radice, o a un’origine geografica e umana, di cui loro sono il punto di arrivo. O almeno una tensione irrealizzata e forse irrealizzabile, se è vero che «chiunque scriva mette nelle pagine un’utopia del mondo e delle relazioni».
Il silenzio è una dimensione comune anche a Lisa, che spesso appare circondata dal silenzio. Una scelta stilistica e di senso, spiega il disegnatore romano: «volevo trasmettere la nostra solitudine di scrittori e di lettori, volevo che i pensieri della protagonista fossero quelli del lettore. In un libro in cui tu leggi quello che Linda vuole che tu legga, a Linda interessa mostrare le brutture, i motivi per cui se ne va, per cui si sente, a sua volta, spatriata, o sradicata.
E allora la letteratura restituisce uno specchio a una generazione, e non solo, chiamata a scegliere ogni giorno di restare o avere la possibilità di andarsene, e fare ciascuno la propria scelta. La possibilità di «fuggire dallo stato solido».
Attraverso il viaggio fisico ma anche mentale, a sua volta spatriare fuori da quel che ci trattiene e contiene. Claudia cerca la strada della felicità, cerca di andare in fondo al talento che sente di possedere. Come fa chi vive vicino al mare o lo cerca, verso un orizzonte che perde confine.Linda invece vive in un’Italia lasciata a se stessa, come lo è oggi un Paese, dice Bevilacqua, che ha perso la propria dimensione di comunità, di prossimità.
Ogni viaggio, ha bisogno di un passo. E quel che te lo dà è un debito da saldare. Per la lingua elegante di Desiati è la poesia, «un passaggio dal pieno al vuoto, che nasce dal ritmo. La poesia è un magistero dell’uso del vuoto e del pieno, a partire dallo spazio bianco.
I poeti mostrano strade impossibili». Così il libro di Desiati si compone anche dei rimandi e delle gratitudini in stanze degli spiriti di grande vitalità, come Biagia Marniti, di cui resta un tipo di sguardo, «alla faccia dei poeti che mi chiamano la scura, sarò bianca, sarò splendente, accecante, come la marna, come la Pietra di Ruvo di Puglia».
Per Bevilacqua invece, lo strumento è la musica, che lo sostiene perché, scrivendo, dice, andare oltre l’idea è uno sforzo, devo dimenticare quello che sto facendo, ma come dice la canzone che ha fatto inserire, a libro, già in stampa, a sostegno delle ultime tavole “voglio provare a esistere”. Avere la possibilità di essere niente, o di essere tutto.
Una aspirazione che Moravia, chiosa Desiati, vedeva messa in crisi dalle occasioni (e Berlino, in cui lo scrittore pugliese ambienta parte del suo romanzo, è una cartina di tornasole di questo) in cui l’essere umano è stato «più funzione che uomo. E stanno tornando. Ma finora, l’uomo si è salvato perché si è ricordato di essere umano e non funzione, massa o fanatico».
Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.









