«Infinito, accoglimi come un umile frammento nell’eternità della tua febbre»
Cassandra la principessa, la profetessa, è un corpo smembrato che cerca un’unità, sono brandelli, frammenti di donna condannata a continuare a esistere dall’incapacità di ascoltare. È una dea che chiede solo di liberarsi dall’eterno ritorno alla vita, ma nel frattempo è un coacervo angoscioso di frammenti che sbocciano da una terra arsa e polverosa, mentre le serpi vegliano sulle porzioni del suo corpo.
Il nuovo testo di Ruggero Cappuccio, Resurrexit Cassandra, andato in scena al Teatro Franco Parenti è un canto, una salmodia tremenda e profonda, è l’esplosione della voce di una dea.
Ieratica e possente, in un abito nero che pare una scultura, che dall’alto della sua immobililità apre uno squarcio di verità dolente, lei che vede solo quel che si coglie chiudendo gli occhi.
Ma – paradossalmente – quello di Cassandra è soprattutto un corpo. Condannato a ricomporsi, a esistere nella sua fisicità non percepita come esiste la sua voce, obbligata a non essere mai ascoltata. Il corpo di una donna che torna – come sempre lungo la storia – ad essere territorio di conquista, di possesso, di violenza, mentre gli strati di quella identità ricomposta si sfarinano uno dopo l’altro, uno sotto l’altro, in lampi di colore.
Nero, rosso, blu, verde, bianco. Ogni colore ha la sua lingua, ogni strato di “pelle” simbolica che cade è una nuova forma di violenza agita sullo stesso campo di battaglia, sulla donna o la divinità ridotta comunque al corpo violato della «puttana del mio tempo, la puttana del destino».
È quel corpo e quella voce a riempire lo spazio – mentre intorno esplode la morte, la violenza, l’orrore. E in questo senso, la scelta scenica è ambivalente. Curiose ed evocative le serpi in legno che punteggiano la scena sono evocative, far specchiare la stessa donna in un doppio che, alle spalle, mulina scriteriatamente una mazza è una scelta che scivola nel didascalismo.
Perché a una Sonia Bergamasco magnetica e potente è sufficiente se stessa per trasmettere l’esplosione violenta del racconto. Bergamasco si dimostra una volta ancora interprete di assoluto spessore, capace di incantare una platea ammutolita come quella del Teatro Franco Parenti e di usare con maestria registri e forme.
Sussurra e grida parole che – come quelle di una sacerdotessa – disegnano la realtà senza bisogno di aggiungere quasi nulla. La sostiene un testo – quello di Cappuccio – di pregevole fattura e di altezza squisitamente letteraria, a dimostrazione di quanto la scena possa nobilitare le parole. Un lavoro che si gode e affascina senza cali d’intensità, prima ancora che la metafora “esploda” e si renda chiara. Quella violenza che fa preda la donna, è la stessa che subisce la natura, a sua volta obbligata a rigenerarsi oltre le proprie possibilità per saziare i nostri bisogni.
La sua voce solenne ammonisce: «la natura torna sempre a reclamare i suoi diritti: feritela, e lei vi ucciderà». La profetessa costretta a non far sentire la sua voce è stanca, ma l’unico modo di liberarla è riconoscere e riconoscersi. Affrontare finalmente la nostra appartenenza al tutto.
È una supplica accorata quella che rimbomba attraverso i secoli, dalle radici del mito di Cassandra a questo frenetico presente. «La coazione a ripetere non si interromperà, non si darà mai la quiete della fine, se non vi liberate dall’isterica altalena del potere, di quello che chiamate mio, di quello che chiamate io».
A noi, forse ancora, le ultime frazioni di tempo per dare una risposta. Per liberare la terra che ha trovato voce per chiedere aiuto.
Come si fa? Con l’unico strumento capace di sovvertire ogni regola, di giocare il tempo e la sua algebra bugiarda”: la scelta di rifiutare il possesso per la cura, la violenza per l’amore. «Resurge uomo, resurge donna».
Forse si può ancora. Ma spetta a te.

Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo
- Chiara Palumbo








