Milano si prepara ad accogliere la sesta edizione del Milano Off Fringe Festival, un evento sempre più ricco e inclusivo, che anima la città con una proposta artistica vibrante e diversificata.
Dal 26 settembre al 6 ottobre, sotto la direzione artistica di Francesca Vitale e Renato Lombardo, un ricco programma di 52 spettacoli per un totale di 208 repliche, comporrà la sezione degli spettacoli in concorso al festival del teatro Off e delle arti performative, ma sarà solo una piccola parte delle proposte di un festival ormai sempre più ampio e diffuso, sia per varietà geografica nella sua distribuzione, sia per quella delle proposte.

In una cornice prestigiosa come Palazzo Reale, alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune, Sacchi, e dell’Assessora al Turismo e Grandi eventi di regione Lombardia, Mazzali, si è tenuta la consueta conferenza stampa, che restituisce tutta la ricchezza del progetto e le sue possibilità trasformative del territorio, molto al di là del semplice inanellare proposte artistiche di qualità in spazi che coprono tutti i quartieri della città.
Il festival, infatti, spiegano i direttori artistici, si muove lungo due direttrici: il profondo radicamento sul territorio, che guarda con attenzione all’inclusività.
Lo dimostra il progetto del Biglietto sospeso, che consente a 100 spettatori provenienti da realtà svantaggiate di assistere gratuitamente agli spettacoli. Ma lo esplicita nei fatti soprattutto la alla collaborazione con associazioni locali, che alimentano il ricchissimo calendario di eventi che si accosta, integra e dialoga con gli spettacoli in concorso, e con la chiamata al coinvolgimento attivo dei milanesi, nel progetto “Adotta un artista”: che dà un significato concreto al concetto teatrale di “ospitalità”.
Nel corso del Festival, infatti, molti artisti vengano ospitati dai cittadini di Milano, rendendo il festival un’esperienza umana, oltre che artistica.
Milano diventa sempre più il palcoscenico di una cultura che si vuole programmaticamente diffusa, come nelle intenzioni del progetto Milano è viva, sostenuto dal Comune di Milano e finanziato dal Ministero della Cultura, in cui il festival si inserisce per il terzo anno, con l’obiettivo di portare l’arte nelle aree meno centrali delle città metropolitane.
Per il MiOff, questo intento si concretizza in una proposta che tocca 16 spazi convenzionali e non, distribuiti in diverse zone della città, dalle periferie al centro. Anche per questo, è lo stesso Sacchi a riconoscere al MiOff l’importanza del festival come strumento di coinvolgimento delle comunità locali.
L’altra direttrice lungo la quale si muove la costruzione del festival e il percorso che lo innerva è, per contro, la costruzione di reti di collaborazioni con l’universo Fringe.
Accanto al dialogo coi molti sparsi lungo la penisola, la direzione artistica ha di recente voluto dar vita a una partnership ancora più strutturata, a partire dal Catania Fringe Festival, che oggi forma il network dell’Italia Fringe, uno spazio aperto e chiamato a mettere a valore tutte le potenzialità del modello Fringe. Acquisite, spiega Vitale, attraverso una lunga frequentazione degli altri fringe del mondo, a loro volta coinvolti in una proficua collaborazione.
A conferma della vocazione internazionale che ha da tempo scelto per sé, il Milano Off Fringe Festival consolida anche quest’anno le collaborazioni anche con i Fringe Festival di tutto il mondo, da Reykiavik ad Adelaide offrendo agli artisti l’opportunità di essere visti e dialogare con le altre piattaforme internazionali.
In questa ottica, diventa naturale che il tema scelto quest’anno per tessere un filo nella vastissima proposta (che tra spettacoli, workshop ed eventi conta centinaia di appuntamenti) sia il “Viaggio”, un omaggio a Marco Polo di cui si celebra il 700esimo anniversario dalla scomparsa.
Un viaggio attraverso luoghi, epoche e culture, che esplora sia le forme antiche che quelle più recenti della scena teatrale. Tra riflessioni sulla pace, i diritti e la scienza, il festival offre al pubblico un’esperienza immersiva in un caleidoscopio di stili e linguaggi.
Difficile operare una sintesi tra le proposte del festival, foss’anche solo tra i numerosi spettacoli in concorso; val forse la pena evidenziare come, accanto alla musica, all’attenzione al contrasto a ogni forma di pregiudizio, alla stand up comedy e un significativo spazio dedicato a dar voce alle donne, molti sono gli spettacoli che si concentrano sull’esplorazione della psiche umana, offrendo al pubblico un’immersione profonda e multiforme nei meandri dell’animo.
È la Fine (26-29 settembre, Mou) mette in scena la crisi esistenziale di Gigi, un trentatreenne alle prese con l’ansia e la paura del mondo.
La lotta per superare i propri limiti diventa un atto teatrale che guida il protagonista verso la trasformazione personale.
La protagonista di ImpostorA (dal 3 al 6 ottobre). Portato a LineaPelle dai milanesi Teatring, ha invece paura di vincere.
The Sensemaker (26-29 settembre, Isolacasateatro) della Compagnia Woman’s Move, unisce teatro e danza per riflettere sulla perdita di identità, con un umorismo tagliente che mette in discussione il controllo nella nostra vita moderna.
Altro spettacolo di grande impatto psicologico è Anna Cappelli, il classico di Annibale Ruccello (3-6 ottobre, Officine Puecher), che esplora la discesa di una donna nella follia attraverso un monologo straziante e intenso, mentre la Trilogia della Colpa (3-6 ottobre, Imbonati 11 Art Hub) analizza il senso di colpa in tre fasi dell’esistenza umana.
Io/Odio (3-6 ottobre, Istituto C. Bazzi) della Compagnia Santibriganti Teatro di Moncalieri esplora invece la nascita del male, concentrandosi sulle devianze proto-criminali adolescenziali.
Lo spettacolo offre una prospettiva unica sulla malvagità e sull’odio, escludendo ogni giudizio morale e presentando una visione cruda e inquietante della natura umana.
Una indagine sul maschio feroce e padrone, attraverso cui fare luce nel torbido, abituarsi a vedere, esaminando il processo dall’interno, dal punto di vista di chi il male lo fa, esponendo i casi nella loro nudità perché la crudezza da sola può illuminare e conoscere, e capire aiuta a superare.
Spazio anche per la riflessione sulla morte e sul dopo di noi, al centro di Resterò per sempre nella foto di uno sconosciuto (26-29 settembre, Fabbrica di Lampadine), una performance che invita il pubblico a riflettere sulla memoria e sull’oblio.
Oblio di sé che è invece al centro di Eresia e Cosmesi (3-6 ottobre), uno spettacolo sugli Hikikomori, e in Smart Work (3-6 ottobre, Lineapelle), che pone un faro, con ironia, sull’alienazione del mondo lavorativo contemporaneo.
Accanto alla prosa, all teatro fisico e all’ibridazione dei linguaggi tradizionali, un festival calato nel presente come il Milano Off Fringe Festival non può che volgere lo sguardo al futuro, anche dei linguaggi teatrali, dando spazio a proposte innovative e provocatorie.
Fiori 2.0 (4-6 ottobre, Imbonati 11 Art Hub), ad esempio, propone una performance d’avanguardia che combina tecnologia e performance art.
Il festival dimostra ancora una volta la sua capacità di rinnovarsi e di spingere i confini dell’arte e della cultura, offrendo al pubblico un’esperienza sempre più ricca e coinvolgente.
Un festival che non è solo un evento di teatro “off”, ma un’occasione di incontro, riflessione e crescita, sia per gli artisti che per il pubblico, attraverso un viaggio tra i labirinti dell’arte e della psiche.
Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.






