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Una ballata per Chiara. Una giullarata per donne libere

di Chiara Palumbo

Di Chiara d’Assisi si parla, quando lo si fa, quasi sempre in veste di funzione di Francesco. Anche nella stagione di Tra sacro e Sacromonte a lui dedicata, dunque, il direttore artistico Andrea Chiodi non fa mancare una serata a lei dedicata. Lo fa, però, con una scelta originale: se Francesco è il “Giullare di Dio” il ritratto di Chiara, andato in scena nella suggestiva cornice della quattordicesima stazione del Sacromonte, è affidata a una sagace comica, Ippolita Baldini, che della giullarata sceglie, in un certo senso, la postura, adattando ai tempi la struttura antica delle scene religiose riproposte con una accuratezza, in questo caso, storica che non rinuncia mai a un intelligente sarcasmo, con l’obiettivo di un ritratto non piattamente agiografico.

immagine per Una ballata per Chiara, Ippolita Baldini. Tra sacro e Sacromonte 2026
Una ballata per Chiara, Ippolita Baldini. Tra sacro e Sacromonte 2026

In effetti Baldini dedica a Chiara di Favarone d’Offreduccio degli Scifi una ballata pop, dove a dar senso all’aggettivo sono un particolare le sorprendenti scelte musicali che spaziano da Bob Dylan a Zucchero, passando per Battiato. Non un dettaglio anche la scelta di farne un lavoro per. Con l’introduzione di una voce radiofonica a cui si affida la funzione antica del Cantastorie ma che qui si lancia contro Perugia in quello che oggi i rapper chiamerebbero un dissing.

A tratteggiare la figura di Chiara sono le persone e le voci che le sono state intorno, a cominciare dalla madre, Ortolana (un nome che – inevitabilmente – offre già da solo un gancio irrinunciabile per l’ironia) costretta a nascondersi dall’odio delle paesane perché anche dietro ai santi, come a tutti i famosi, c’è un mondo che non capisce, che non sopporta la rottura della tradizione.

Nel racconto di Baldini, pur tornando alla risata, prendono così spazio anche le le madri di quei figli a cui sono venute meno non una ma molte pretendenti, a cominciare da Chiara e le sue sorelle. È qui che diventa evidente la portata della possibilità di fuggire a chiesa San Damiano, dove si riuniscono i seguaci di Francesco: un luogo in cui scegliere di essere se stesse e non la funzione di un marito.

E, tuttavia, a essere travolte da questa nuova possibilità sono le figlie di una società ricca, che nell’immaginario di Baldini non possono che somigliare alle tiktoker milanesi, con tanto di cadenza e corsivo, che solo intorno a Chiara vengono chiamate senza predicati, perché basta il nome ad imparare a lavorare e a vivere.

immagine per Una ballata per Chiara, Ippolita Baldini. Tra sacro e Sacromonte 2026. Foto: Federico Buiscarino
Una ballata per Chiara, Ippolita Baldini. Tra sacro e Sacromonte 2026. Foto: Federico Buiscarino

Nella giullarata di Ippolita Baldini la storia di Chiara lascia sullo sfondo tutta la mistica per diventare quindi una storia di libertà. Storia che a suo modo ci sa parlare ancora – e non solo perché se Chiara è la patrona della TV potrebbe esserlo anche delle videochiamate.

La regia di Luigi Guarnieri, che fa sfogliare alla protagonista i fondali come le pagine di un libro o di un teatro dei pupi, costruisce un lavoro asciutto che diventa anche autorale quando – laddove Baldini identifica Chiara per voce altrui – lui immagina invece anche la sua, costretta a abituarsi a diventare santa, ma soprattutto pronta a sentirsi libera e senza soggezione neanche del Papa. Per poi consegnare parole alte, dove in un climax – quello si, mistico –  trovano spazio proprio le parole della donna di Assisi.

Il lavoro di Bandini recupera poi la costruzione ai bordi per raccontare ancora una volta la protagonista in assenza, nelle voci del rapidissimo processo di canonizzazione, nel modo in cui il mondo del secolo adatta le sue figure e i suoi miti, mente le modella proprio come oggi farebbe con una diva.
I testimoni sfilano prendendo parola con lo stesso presenzialismo del tempo dei social – che in effetti lei avrebbe potuto profetizzare – dove anche chi l’ha odiata in vita da morta né tessera sperticate lodi.

Nell’ironia di Una Ballata per Chiara, pur con un omaggio affettuoso e non stucchevole alla sua figura, c’è in modo molto più significativo la verità del presente proprio come la satira e la comicità sanno fare.  E nella santità si svela l’umanità più radicale, come quella di una madre che attende una figlia portatrice di luce, consegnandoci la consapevolezza che forse, anche in terra, “la santità è stare nella danza” del mondo.

immagine per Chiara Palumbo
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Nata (nel 1994) e cresciuta in Lombardia suo malgrado, con un' anima di mare di cui il progetto del giornalismo come professione fa parte da che ha memoria. Lettrice vorace, riempitrice di taccuini compulsiva e inguaribile sognatrice, mossa dall'amore per la parola, soprattutto se è portata sulle tavole di un palcoscenico. "Minoranza di uno", per vocazione dalla parte di tutte le altre. Con una laurea in lettere in tasca e una in comunicazione ed editoria da prendere, scrivo di molte cose cercando di impararne altrettante.

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